
Complici le proiezioni che annualmente accompagnano a Guardiagrele (Ch) il Matita Film Fest (rassegna sul cinema di animazione), mi sono imbattuto in Il pianeta selvaggio, lungometraggio del 1973 del regista francese Renè Laloux e dell’illustratore cecoslovacco Roland Topor tratto dal romanzo di Stefan Wul tradotto in Italia con il titolo di “Homo domesticus”.
Il pianeta Terra è andato ormai distrutto e la razza umana viene sottomessa dai draag, creature gigantesche e tecnologicamente progredite. Gli uomini sono in parte “addomesticati”, per il resto vivono in lande desolate e in stato “selvaggio”, soggetti alle frequenti azioni di deumanizzazione dei draag.
Terr, il protagonista della vicenda, è un piccolo uomo domestico, cresciuto alla stregua di giocattolo. Scoperto il segreto del sapere dei draag, ovvero del loro “indottrinamento” che avviene per trasmissione diretta ai centri nervosi, Terr fuggirà per unirsi ad una colonia di uomini selvatici, con cui guiderà la rivolta contro le sanguinose creature aliene.
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E' una sera di agosto afosa e senza vento, anche nel piccolo borgo di