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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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mercoledì, 28 marzo 2007

L’avvento della primavera coincide, per gli appassionati d’arte, ad una serie di mostre dislocate nelle principali città italiane cui è davvero difficile resistere. Tra queste va sicuramente menzionata Piero della Francesca e le corti italiane, che si apre il 31 marzo ad Arezzo e in alcuni centri della Valtiberina, tra Umbria e Toscana, dove il grande artista svolse la sua opera e dove ha lasciato numerose testimonianze del suo passaggio.

urbino

Il fulcro di questo straordinario appuntamento espositivo è il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, dove saranno disponibili al pubblico un centinaio di opere del pittore di Borgo San Sepolcro (ricondotte nella sua terra per l’occasione da altri musei italiani e internazionali) e di alcuni maestri a lui coevi tra cui Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Pisanello, Leon Battista Alberti e Rogier Van der Weyden e Pietro Perugino.

Oltre al percorso espositivo legato alle opere delle varie “corti”, è assolutamente necessaria una visita alla Cappella Bacci presso il Duomo di S.Francesco, dove è custodito il ciclo della Leggenda della Vera Croce. L’affresco di Piero, tra le opere più significative del Rinascimento, ha conosciuto un lungo restauro negli anni novanta, e potrà quindi essere ammirato in tutto il suo splendore.
Oltre ad Arezzo, la mostra si dipanerà in alcuni borghi
della Valtiberina ricchi di storia  come Monterchi e Sansepolcro.

Per chi volesse appagare oltre che la vista anche il palato, il percorso in Valtiberina può essere lo spunto per un viaggio tra i sapori che questa terra offre: dal casentino grigio (suino tipico di questa zona), all’olio, al tipico pane sciapo toscano.
Corre voce che nella stessa fornace in cui si cuocevano i mattoni per la cupola del Brunelleschi a Firenze, si infornava il peposo alla fornacina. Come dire: arte e buona tavola andavano d’accordo già da allora!

Piero della Francesca e le corti italiane
dal 31 marzo al 22 luglio 2007
Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo
Basilica di S.Francesco/cappella Bracci
Monterchi
San Sepolcro
info:  www.mostrapierodellafrancesca.it
Call center: 0575.1840000
postato da: margallo alle ore marzo 28, 2007 22:52 | Link | commenti (2)
categoria:arezzo, piero della francesca
lunedì, 26 marzo 2007

Radio_by_monkey07

Appartengo come molti alla scuola di pensiero che ritiene fondamentale, per uno svolgimento ottimale della giornata, un buon risveglio. Il profumo taumaturgico del caffè, i raggi del sole (quando c’è) che inondano la stanza, e la voce familiare dell’emittente a cui più si è affezionati.
Ho usato il termine “familiare”, anche se spesso le radio cambiano proprietari, stile,  linguaggi, politiche editoriali o addirittura conduttori.
Il mattino è la vera prova del fuoco per ogni emittente radiofonica: Gad Lerner, che nella sua giovinezza lavorava a  Radio Popolare di Milano, diceva che avere letto tutti i quotidiani alle 8 del mattino ti permette di muoverti nella giusta direzione per tutta la giornata.
D'altro canto da ascoltatori,
, è fondamentale avere insieme informazioni (meteo, traffico), buona musica, quel pizzico di leggerezza che stemperi l’inevitabile stress di una giornata che inizia, e quella familiarità che non sfoci ruffianamente nel chiacchericcio. Dopo i recenti zapping radiofonici di metà mattina, propongo una terna di programmi a mò di campione (nel bene e nel male): ovviamente vale sempre il “de gustibus”, ma proprio per questo gradirei molto il responso degli affezionati commentatori di Black Market:

Deejay chiama Italia
Radio Deejay
dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00

r_dj



con Linus e Nicola Savino

Una coppia molto affiatata, sempre sul filo della gag, ma che ogni tanto riflette e fa riflettere. Si passa dai momenti più autobiografici (i racconti di vita quotidiana vengono sottolineati implacabilmente dalla musichetta di Casa Vianello) alle interviste ad ospiti celebri. Nello studio milanese ho potuto “avvistare” di recente personaggi eterogenei come Daniele Luttazzi, Biagio Antonacci, oppure Arturo Brachetti. Sempre a loro agio con i due conduttori, che sanno creare una buona atmosfera e far emergere lati "nascosti" dei personaggi che intervistano.
Linus fa un po’ da papà, Savino da enfant terribile. Spassoso.
Trasmesso anche in versione televisiva (fuori onda compresi) su All Music (alle 10 ed in replica alle 22)

Il ciclista
Radio Città Futura,
dal lunedì al venerdi dalle 10 alle 12, il sabato dalle 9.30 alle 11.30

con Alex Righi

Il programma si compone essenzialmente di musica e parole (a Radio Città Futura non sono ancora riusciti a trasmettere immagini…), e nelle lunghe mattinate dell’emittente romana a volte si fa fatica a stare dietro ai monologhi un tantino pedanti del nostro conduttore. Sulla musica siamo messi bene, in quanto resiste la tradizione alt/indie/post rock di RCF. In quanto a dialettica un po’ meno bene, visto che ascoltando il programma viene in mente il vecchio adagio marzulliano: si faccia una domanda e si dia una risposta.

Siamo sé stessi
Radiodue
dal lunedi al venerdi dalle 10.00 alle 11.30

nerimarco copyCon Neri Marcorè e Riccardo Pandolfi

E’ molto difficile fare un programma che conti la maggior parte della sua forza sul parlato. Ancora di più se si trasmette a quest’ora. Il senso di questo format si intuisce già dal titolo: giocare e sorridere sulle parole, interpretando i fatti curiosi della giornata (specialmente della politica) in una specie di grammelot improvvisato. In realtà, dietro l’improvvisazione si cela la tradizionale attenzione al “testo”, da sempre marchio di fabbrica in casa Radio Rai. Si cerca di sottolineare le imperfezioni di un mondo che si ostina a combattere gli inestetismi della cellulite ma non si cura del buco dell'ozono e Neri Marcorè è bravissimo a giocare con il co-conduttore, che gli serve grandi assist. Il comico marchigiano, inoltre, ha pur sempre dei grandi assi nella manica: è la sua galleria di personaggi evergreen. Da Alberto Angela a Maurizio Gasparri, fino a Dino Zoff, siamo sempre sé stessi!

postato da: margallo alle ore marzo 26, 2007 22:03 | Link | commenti (5)
categoria:radio, radio deejay, radiodue
lunedì, 12 marzo 2007

langheEsiste tra Alba e Asti un luogo che oltre ad essere fisico è luogo della memoria. Nel cuore delle Langhe, in un’atmosfera che sembra uscita dalle pagine de La casa in collina di Pavese, ogni anno si ripete un rito ancestrale che celebra la fine dell’inverno, l’auspicio di fecondità della terra e contemporaneamente il ritrovarsi da parte della comunità. Stiamo parlando del Canté j’euv, alla lettera "Cantare le uova".

Alla luce della faccia tonda della luna, un gruppo di musici più o meno improvvisati vaga di aia in aia per chiamare i “padroni” e, in cambio di un canto di buon auspicio, chiede una mezza dozzina di uova, “frutto” essenziale del paniere contadino che viene raccolto dal "fratùcin", ragazzo vestito da frate.

Il rito, ingoiato per anni dalla sopravvenuta modernità, è stato riscoperto e valorizzato dal guru Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che negli ultimi anni ne ha fatto un vero e proprio evento, che richiama qui da tutto lo stivale turisti e appassioati.
In questo angolo del Basso Piemonte, in corrispondenza della fine della Quaresima, una brigata di musici visita le varie fattorie e benedice la terra, ricevendo le uova che contribuiranno, al sorgere del sole primaverile, ad una enorme frittata consumata nel corso di una vera e propria maratona fatta di danze e musiche. Alla base del repertorio dei musici c’è il canto delle uova:

Buhna seira sur padrun,
tuta la gent de casa
Suma mini cantè cantè e sunè
fave la serenata”

Buona sera signor padrone,
e tutta la gente di casa.
Siamo venuti per suonare e cantare,
per farvi la serenata.

Nel caso il padrone non dovesse elargire le uova, l’augurio si tramuta in maledizione, e la brigata augura che si “secchi il culo alle galline”.
Il riferimento alla fecondità non riguarda solo gli animali, ma anche gli uomini. Il degno atto conclusivo è il dono alla padrona di un fazzoletto rosso, implicito riferimento paganeggiante alla fertilità del corpo femminile, cui si augura la figlianza, unico patrimonio a disposizione della famiglia, cui urgeva in altri tempi la preziosa risorsa della prole per il duro lavoro nei campi.
Il rito e la potenza ancestrale del canto delle uova ha di recente conquistato anche i ragazzi peruviani, kenioti, e dell’Est europeo che pur non essendo piemontesi, imparano con devozione il testo delle canzoni e partecipano con gioia al vagabondaggio notturno, alla ricerca di un’altra mezza dozzina di uova.
L’appuntamento con il Cantè si rinnova anche quest’anno. Per chi volesse saperne di più, è possibile contattare qui direttamente il comitato. E’ consigliato dotarsi di  un capiente cesto di vimini!

postato da: margallo alle ore marzo 12, 2007 22:26 | Link | commenti (1)
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lunedì, 05 marzo 2007

aviontravel1Correva l’anno 1996 quando ebbi il piacere di scoprire dal vivo la poesia degli Avion Travel, formazione casertana che rielaborava con eleganza alcuni canoni della canzone d’autore italiana puntando sulla teatralità del suo front-man Peppe Servillo, e sull’estro dei suoi musicisti.
Solo per citarne due: il graffiante sax baritono di Peppe D’Argenzio e le cesellature del chitarrista Fausto Mesolella. Dopo il concerto, chiacchierandone con gli amici, fioccavano i riferimenti alla tradizione nobile del cantautorato di casa nostra, in primis Paolo Conte. Dell’”avvocato” non si avvertivano solo lo stile e le atmosfere, ma era come se alcuni tratti della musica di Servillo e compagni scaturissero dalla stessa inquietudine, dallo stesso dna musicale.

A dieci anni di distanza, e dopo che dal gruppo sono usciti (almeno per ora) Mario Tronco e Peppe D’Argenzio (impegnati nel progetto dell’Orchestra di Piazza Vittorio) e il contrabbassista Ferruccio Spinetti (sulle strade del jazz con la vocalist Petra Magoni) neanche a farlo apposta, esce Danson Metropoli, progetto tanto ambizioso quanto ben riuscito. Ovvero: selezionare una decina di brani del maestro astigiano e farli rielaborare agli Avion Travel, sotto la direzione artistica dello stesso Paolo Conte.
L’idea, partorita dalla inesauribile verve della producer Caterina Caselli, era tutt’altro che poco rischiosa. Ma, dopo due anni di duro lavoro, i risultati non si sono fatti attendere.
Due mondi artistici, paralleli, ma legati da un amore reciproco e da sempre dichiarato, hanno dialogato in maniera fitta fin dalla selezione dei brani: a partire dai  meno conosciuti del repertorio contiano (Blue Haway, Un vecchio errore, Danson Metropoli) per arrivare ad alcuni capolavori più noti e già diventati classici (Max, Aguaplano).
L’effetto finale non è però quello di un disco di cover, ma come dicono gli stessi Servillo e Mesolella, di un disco di brani scritti da Conte appositamente per gli Avion Travel.
In sostanza, i brani vengono eseguiti qui senza timori reverenziali, con il piglio di chi “riscrive” con arrangiamenti e impostazioni innovative un repertorio ormai entrato a pieno titolo nell’immaginario della canzone italiana. Se Conte utilizza più di frequente l’orchestra come “voce”, nella rilettura degli Avion spuntano gli accenti teatrali di Servillo, l’intercalare elettronico, gli accenti di marcata napoletanità. Non senza qualche piacevole sorpresa: vedi la voce dello stesso Conte che si “intrufola” in diversi pezzi, e il delizioso cameo di Gianna Nannini in “Elisir”, che proprio non ti aspetteresti.
La ciliegina sulla torta: la splendida copertina, dipinta per l'occasione dallo stesso Paolo Conte.

postato da: margallo alle ore marzo 05, 2007 21:00 | Link | commenti
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