L’intricata vicenda del progetto sul Centro Oli di Ortona continua a far parlare di sé, a scuotere coscienze e a catalizzare l’attenzione dei cittadini che hanno a cuore la salute dell’ambiente abruzzese. Proprio dalle pagine di Black Market, lo scorso 19 settembre Maurita Cardone raccontava dello sviluppo del progetto e dei rischi che comporterebbe per il patrimonio paesaggistico che è racchiuso tra le colline ortonesi.Intanto, petizioni on-line e comitati di protesta contro il progetto si sono organizzati spontaneamente e stanno dando vita ad una battaglia democratica e di impegno civile per difendere una ricchezza che, fuor di metafora, appartiene a tutti.
Dopo che il Consiglio comunale ha dato lo scorso 4 ottobre il via libera alla realizzazione della mini raffineria dell’Eni (prima del Comune era stata la Regione a dare il suo ok), il Presidente della Provincia Coletti annuncia che sarà commissionato all’Istituto Mario Negri Sud uno studio che analizzi fondamentalmente tre aspetti:
1) La ricaduta che questo impianto avrà sulla salute pubblica
2) L’impatto che l’attività avrà su vigneti e uliveti, che costituiscono le principali coltivazioni dell’area coinvolta dal progetto
3) Le conseguenze che l’attività di estrazione avrebbe sulla trasformazione dei prodotti agricoli, fondamentalmente olio e vino.
Dal risultato di questo studio, afferma Coletti, sarà possibile capire quali e quante conseguenze avrebbe lo sviluppo del Centro Oli e poter prendere una decisione serena a riguardo.
Oltre che mobilitare l’opinione pubblica, questa vicenda tocca da vicino i delicati equilibri del neonato partito democratico in Abruzzo, che si misura localmente su una divergenza piuttosto spiccata: quella tra il Presidente Coletti e il Governatore Del Turco.
D’altronde, è impossibile discutere del problema senza toccare la sua "anima" politica: chi decide, e soprattutto, in base a quali interessi? In nome di quale principio?
Domande a cui è difficile dare risposte univoche.
Intanto il WWF prepara una nota che invierà al Ministro dell’Ambiente, in cui solleva l’urgenza di provvedimenti restrittivi contro un’iniziativa che rischia di diventare pericolosa per la collettività: pensate solo alle dimensioni dell’impianto, oltre 117.000 mq in una delle zone più verdi d’Europa.
Il presidente del WWF Abruzzo Dante di Stefano mette invece l'accento sulla scarsa trasparenza dei programmi di politica ambientale nella nostra regione: i cittadini sono stati tenuti completamente all’oscuro delle scelte che si stavano compiendo sul territorio, tanto che oggi – una volta che la notizia del progetto è stata resa di dominio pubblico – si registrano numerose prese di posizione contrarie da parte di enti locali e pubbliche amministrazioni, nonché iniziative e manifestazioni di protesta.
Non entro nel merito delle polemiche (alcune delle quali abbastanza inutili) scaturite dalle parole del sindaco di Ortona Fratino, che ha colto nel clima di protesta alla sua decisione segnali “di terrore”, e che ha riscontrato nelle parole di alcuni blog (anche il nostro?) un atteggiamento minaccioso.
Quello che personalmente mi sta a cuore nella vicenda è quella di fornire più informazioni possibili a quei cittadini che sentano come propria l’urgenza di difendere il proprio territorio da predoni di ogni genere che operano solamente per difendere i propri interessi.
A proposito, ringrazio e saluto Maria Rita, una lettrice abruzzese che vive in California che ha fatto sua questa causa solo perché ne sentiva l’urgenza civile, e che ci ha segnalato la presenza di varie petizioni on-line a sostegno della protesta.
Per chi volesse saperne di più, è possibile leggere la rassegna stampa sull’argomento sul sito del quotidiano on-line Prima da noi.
categoria:abruzzo, petrolio



Il 9 ottobre del 1967 Ernesto Guevara, il “Che”, fu assassinato in Bolivia su istigazione della C.I.A. e per mano di una sporca dozzina di boliviani.