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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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venerdì, 28 marzo 2008
509272_59339551Doppio appuntamento in Abruzzo, nel corso di questo weekend, con una formazione che promette di stupire. Il nuovo trio di Marcello Sebastiani, contrabbassista teatino che da anni calca le scene del jazz nazionale ed europeo, si presenta al pubblico per due concerti: stasera al Corto Maltese di Roseto e domani sera nella storica cantina del Fictio, da sempre punto di incontro per gli appassionati della buona musica.
Ad affiancare Sebastiani, oltre al promettente Alfredo Laviano alla batteria, il virtuoso inglese Geoff Warren, che riesce nella difficile impresa di inserirsi con i suoi fiati in un trio senza strumenti armonici (piano o chitarra) e creare insieme ai solismi del contrabbasso insoliti percorsi melodici e atmosfere eteree.

Marcello Sebastiani_____bass
Geoff Warren________sax/flute
Alfredo Laviano________drums

Venerdì 28 Marzo ore 22.30
Corto Maltese Jazz House - Roseto
085.8995160 )
 
Sabato 29  Marzo ore 22.00

Fictio Jazz Club
Via Armellini,1 – CHIETI
340 7721367

postato da: margallo alle ore marzo 28, 2008 16:05 | Link | commenti (1)
categoria:jazz, marcello sebastiani
lunedì, 10 marzo 2008
1431916Per una volta, l'occhio dei media non si posa sull'Abruzzo per questioni di sangue, di traffici illeciti, o di tragici incidenti stradali. Emerge invece da questa notizia una figura quasi poetica, "Il benzinaio che aiuta i rospi ad attraversare la Statale". Proprio i rospi. Animali la cui immagine non è annoverata, nell'immaginario collettivo, ad un profilo nobile nè tanto meno così gradevole. Eppure tra il litorale adriatico ed il fiume Vomano, Giovanni Del Gaone, faccia simpatica e inconfondibile tutina dell'Agip, aiuta tutte le mattine i rospi ad attraversare la strada nel loro periodo di migrazione in cui si spostano dal canale di irrigazione al fiume. Evitando che finiscano brutalmente schiacciati da qualche automobilista. Una singolare parabola contemporanea.
Fa notare: "Mi prendono tutti per il culo, che vuoi che dicano?" — ma non per questo si scoraggia
— "questi sono animali straordinari, c'è tanto da imparare da loro. E io continuerò a dargli una mano».
postato da: margallo alle ore marzo 10, 2008 08:57 | Link | commenti (1)
categoria:abruzzo, rospi
venerdì, 07 marzo 2008
jack-nicholsonPer apprezzare il valore profondo dell’otium non bisogna necessariamente risalire a Seneca, basta esser costretti a rimanere a casa per un paio di giorni causa una fastidiosa laringite. Non è propriamente una vacanza, certo, ma almeno si possono fare un sacco di cosette rimaste in agenda.
Tra le più interessanti, quelle legate al mio archivio cinematografico, che inizia ad avere dimensioni interessanti, se non fosse per il paradosso tutto contemporaneo di avere accesso a miliardi di informazioni, senza avere però il tempo di fruirne.

A proposito ho da segnalare la visione di un film assolutamente straordinario: Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman. Questo (come altri film) fa parte di una lista di lacune “storiche” che molti amici non mancano di rimproverarmi. “Ma come, non l’hai visto?”. Gran parte del cinema americano “cult” degli anni ’70 e ’80 manca dal mio curriculum di cinefilo, e con molta umiltà sto cercando di rimediare.

Forman costituisce una figura particolare all’interno della cinematografia americana: i genitori furono internati ad Auschwitz dai nazisti durante la seconda guerra mondiale,  e quando nel 1968  i carri armati sovietici entrarono in Cecoslovacchia per reprimere la cosiddetta “primavera di Praga”, il regista decise di emigrare negli Stati Uniti e di tentare a carriera di regista. Il suo primo vero successo fu proprio questo film, costruito sul romanzo di Ken Kesey. La pellicola, che nel 1975 riuscì a conquistare ben 5 Oscar, affronta il tema del disagio all’interno degli ospedali psichiatrici in modo incredibilmente leggero e pieno di poesia, senza mai tirare lo spettatore in momenti di facile moralismo o di scontato pietismo. Prima che essere un film sulla follia, soprattutto va considerato un film sui moltepèlici aspetti della natura umana, e sui labili confini tra “normalità” e follia.
Il controllo dittatoriale che l’infermiera Mildred esercita sui suoi pazienti, unita ai suoi metodi disumani, apre un interrogativo inquietante: chi è davvero “normale”?

Protagonista del film è il galeotto MacMurphy, un geniale Jack Nicholson.
Arriva nell’Istituto psichiatrico dell’Oregon per essere vagliato dopo essere stato arrestato e recluso in un campo di lavoro dove per i suoi comportamenti veniva considerato “pazzo”.
La sua condotta da “enfant terribile” metterà in crisi il circuito di potere con cui si reprimevano le aspirazioni democratiche dei pazienti.
Perché MacMurphy conquista la nostra simpatia pur essendo un fannullone violento che passa quasi tutto il suo tempo in galera? Probabilmente perché punta il dito contro l’inutile crudeltà che l’umanità che si autopromuove “normale” esercità su quella “malata”.
Da questo punto di vista, il romanzo (scritto nel 1962),  è sicuramente un’anticipazione dei temi legati alla contestazione della fine degli anni ’60.
Da segnalare, oltre al mattatore Jack Nicholson, un cast eccezionale in cui riconoscerete Christopher Lloyd (vi ricordate “Doc” in "Ritorno al futuro"?) e un giovane Danny De Vito (nel ruolo di Martini).
postato da: margallo alle ore marzo 07, 2008 18:14 | Link | commenti (1)
categoria:milos forman, jack nicholson, cinama americano