
Il 20 aprile ricorre, ogni anno, il “compleanno” della Casa del jazz, struttura ospitata nella magnifica Villa Osio, situata a Roma lungo le mura Ardeatine, edificata alla fine degli anni Trenta.
La villa è stata confiscata alcuni anni fa al boss e “banchiere” della famigerata banda della Magliana, Enrico Nicoletti. Da questo spazio è stato ricavato in seguito un luogo di incontro e diffusione della cultura jazzistica, che fuori dalla retorica rende accessibile alla comunità di appassionati la fruzione di molteplici attività, in primis quella di musica dal vivo.
Quest’anno la Casa del Jazz ha voluto celebrare il suo compleanno con una maratona in musica che, a partire da mezzogiorno, proseguisse durante tutto il pomeriggio. Nomi consueti si sono alternati a giovani promesse, per la gioia di interi nuclei familiari, giovani, donne, anziani, che ascoltavano beatamente sdraiati sul praticello a godersi il tiepido sole primaverile.
Una domenica di festa e di grande musica insomma, con in più una vera carrambata.
L'incontro di un amico che non vedevo da più di dieci anni, con cui abbiamo in comune (oltre che la passione smodata per il jazz) la provenienza abruzzese, e che negli ultimi anni è diventato, da giovane promessa, una solida certezza del jazz italiano. Vi invito a visitare il suo myspace, e magari ad andarlo a sentire dal vivo domenica 27 aprile all’Alexanderplatz, dove si esibisce con il quartetto di Francesca Sortino.
Keep in jazz!
DOMENICA 27 APRILE
FRANCESCA SORTINO 4et
Francesca Sortino: voce
Pietro Lussu: piano
Dario Rosciglione: contrabbasso
Nicola Angelucci: batteria
ALEXANDERPLATZ
via via ostia, 9 - 00192 - Roma





Ci sono, nella storia della musica recente, dei dischi che segnano in modo irreversibile un'epoca. Al di là delle categorie giornalistiche e delle etichette facili. Mi riferisco ai Portishead, duo di Bristol che nel 1994 uscì con "Dummy", album che illuminò una generazione di appassionati: ritmi lenti e orchstrazioni d'atmosfera, una voce che Claudio Fabretti ha definito "spettrale e dolente", quella di Beth Gibbons.