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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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martedì, 29 luglio 2008
Lasciar germogliare energie positive, controllare quelle negative e “ricucinarle” come antidoto agli infortuni esistenziali. Due cose non proprio semplicissime. Ma già perseguirle è un mezzo inizio. Un percorso da imboccare...zaino in spalla.
In questo periodo pre-ferie (che poi sono già tutti ad ascelle all'aria su qualche praia), la città si svuota progressivamente, diventando sempre più uno spazio metafisico. Il traffico è indolente e se hai fortuna arrivando al lavoro ci sarà qualcuno che ti saluterà sorridendo. Sono “strani giorni”, direbbe Francuzzo Battiato, e le orecchie non gradiscono altro che musica brasiliana: Caetano Veloso, Gilberto Gil (overall), Gal Costa, Elis regina, Joao Gilberto, Tom Jobim e Milton Nascimento. E, non so perchè, da qualche anfratto della memoria rispunta fuori la geniale trasmissione di Grillo “Te lo do io il Brasile!”




postato da: margallo alle ore luglio 29, 2008 22:57 | Link | commenti
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martedì, 08 luglio 2008


Emergo temporaneamente dall'anonimato della Rete per raccontarvi qualche breve aneddoto sui tempi appena trascorsi. Innanzitutto un caldo africano, di quelli che sembra di essere in un bar di Cuba: veneziane abbassate, cravatta slacciata e rotellone in perenne movimento sul soffitto.
Suggestioni cubane a parte, la temperatura impone di passare almeno ter quarti della giornata fuori dalle mura infuocate di casa. E dopo svariati mesi sono tornato A ROMA. Io che ci dimoro, ma in realtà vivo in un'altra città. Ponte Sisto, ma quanto tempo era che non ci tornavo? Boh...la ressa a Piazza Trilussa è sempre la stessa (così come cantano I Mostri), e allora si scende lungo la riva del Tevere (umidità mostruosa) per ascoltare un po' di artistoni convenuti per una serata di Amnesty International. Il riccioluto e dandiniano Andrea Rivera, e i fantastici Funkallisto, un gruppo da tenere d'orecchio...

E poi stamattina: fila di routine all'ufficio postale della Romanina, quattro anime che aspettavano il loro turno, gli impiegati di una lentezza kafkiana. E chi ti entra? Un tipo sbracato con la faccia divertente, cappelletto a tre quarti e una cantilena che ripeteva con diverse intonazioni rivolgendosi a chi gli capitava:

Prima, a bassa voce, confidenziale “Pare, che sul mio conto corrente..."
Poi, esaltato..."ci sia UN QUALCOSA come DODICI MILIONI DI EUROOOO”

e distribuiva pacche sulle spalle a tutti. Secondo me era talmente convinto di questa cosa che si comportava da milionario in villeggiatura...e dietro di me: “Ahò, questo 'o ripijo e 'o metto su Yutubbe!!!”

postato da: margallo alle ore luglio 08, 2008 23:35 | Link | commenti
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sabato, 05 luglio 2008



È la storia di due improbabili rapinatori, un marinaio in pensione e un ex conducente della metro, che decidono di assaltare la Trochita, il mitico espresso della Patagonia, per liberare un ex compagno di lotta. Una volta sul treno però le cose non vanno come previsto: tra turisti tedeschi, partorienti e senatori corrotti, i due improvvisati banditi si ritrovano coinvolti in una situazione drammatica e al tempo stesso assurda, che potrà finire con una sparatoria o con una partita di calcio.
Un’avventura lunga 400 km nel sud dell’Argentina, dove l’imprevisto e l’assurdo sono i traballanti binari su cui scorre rapido il destino dei due fuorilegge.

Raúl Argemí è nato a La Plata in Argentina nel 1946. Da giovane è stato attore, regista e autore teatrale. A poco più di vent’anni prende parte attivamente alla lotta contro la dittatura.
Arrestato nel 1974 per la sua attività politica, passa in carcere dieci anni della sua vita. Una volta uscito inizia a scrivere e a collaborare con numerosi giornali fino a diventare responsabile delle pagine culturali e direttore della rivista Claves.
Nel 1997 pubblica il suo primo romanzo El Gordo, el Francés y el Ratón Pérez. Nel 1999 lascia l’Argentina e si trasferisce in Europa, a Barcellona. In Spagna si dedica alla scrittura a tempo pieno tanto che nel 2002 pubblica Los muertos pierden siempre los zapatos, Penultimo nome di battaglia, vincitore del Premio Dashiell Hammett nel 2005 (La Nuova Frontiera, 2006) e Patagonia Ciuf Ciuf, vincitore del VII Premio Francisco García Pavón.

Traduzione dallo spagnolo (Argentina) di Raul Schenardi.
Pp. 192 - euro 16,00 - ISBN 9788883731129

“Raúl Argemí è il Tarantino della Patagonia, per il suo ritmo, la sua estetica, la sua efficacia, le sue ossessioni e la sua brillante reinterpretazione del genere noir.”

postato da: margallo alle ore luglio 05, 2008 18:26 | Link | commenti
categoria:argentina