
Eppure fino a poco tempo fa il grande scrittore pensava che Obama avrebbe potuto “risvegliare l'America dal suo torpore”. Quali sono invece le ragioni di un tale disamore politico?
Probabilmente il fiato corto della sua politica in Afghanistan, piuttosto che aver escluso l'aborto dalle prestazioni coperte dall'assicurazione sanitaria per tutti.
Sul Corriere di oggi Pierluigi Battista riprende la notizia e ne approfitta per un confronto in casa nostra. Perchè in Italia non ci si confronta con la propria parte politica sulla base di prove empiriche? Perchè non si incalzano i propri rappresentanti con valutazioni razionali e legate ai problemi che la politica è chiamata a risolvere? Perchè troppo spesso si viene bollati come "terzisti"? Probabilmente perchè si guarda alla politica più come ad un atto di fede e ci si chiede troppo spesso “cui prodest?”, tracciando una linea netta che divide i buoni dai cattivi.
Forse perchè non esercitiamo abbastanza la facoltà della critica, legata ad una sana abitudine all'alternanza democratica, in cui “l'altro” è sempre e dogmaticamente dalla parte del torto.
Intanto, oltre alle critiche degli intellettuali, Obama riceve valutazioni severe anche da parte dell'informazione europea. Der Spiegel, ad esempio, lo critica duramente per quanto riguarda il fallimento delle trattative sul vertice mondiale sul clima di Copenaghen (su cui la Presidenza americana ha grosse responsabilità), e sulla scarsa concretezza della sua missione diplomatica in Asia.




