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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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martedì, 03 novembre 2009
Tallin
                                                                                                                                      Tallin
      
L'Estonia è il più settentrionale dei paesi baltici. E' incastrato tra Scandinavia e Russia, e ospita appena 1,3 milioni di abitanti, per la maggior parte residenti nella capitale, Tallin.

Dal 2004 è entrata a far parte della NATO e continua in vari modi a subire il peso della storia nei rapporti problematici con la Russia.
Il patto Ribbentropp-Molotov stipulato da Germania e Unione Sovietica nel 1939, prevedeva la non aggressione reciproca tra i due stati, ma provocò nell'immediato (anche) l'invasione, da parte dei russi, delle tre repubbliche baltiche.
Bisognerà giungere al crollo del muro a alla dissoluzione dei “blocchi” per l'indipendenza, che arriva nel 1991, insieme allo sviluppo economico, la tecnologia, le infrastrutture. Negli ultimi 7 anni il prodotto interno lordo ha avuto uno sviluppo medio del 7%. Nel frattempo si attende l'euro, che arriverà nel 2012.



Una data che molti estoni non dimenticheranno facilmente è il 27 aprile 2007.
Tutti i siti internet delle principali istituzioni (banche, compagnie di telecomunicazioni, giornali) sono attaccati da milioni di messaggi spam. I server vanno giù immediatamente. Per più di due settimane il paese, che ha un altissimo tasso di infrastutture informatiche, è paralizzato. Il danno è enorme, ma soprattutto l'azione, proveniente da migliaia di computer disseminati in mezzo mondo,  ha un potere dimostrativo enorme. E fa nascere qualche interrogativo sul livello della sicurezza informatica delle Reti. Al dominio dei territori fisici  si sovrappone quello del cyberspazio.

A due anni di distanza, si ignorano i responsabili dell'attacco. Ma i sospetti, quasi inevitabilmente, cadono sul Cremlino. L'azione è palesemente intimidatoria e rimarcherebbe ancora una volta l'antica sudditanza nei confronti della “madre” russa.

Ma c'è di più. L'anno scorso, un cittadino estone di 62 anni, Herman Simm, è stato condannato per spionaggio a favore di Mosca. Simm non è una spia qualsiasi: è stato per 5 anni presidente dell'Autorità per la Sicurezza Nazionale. Ha avuto per le mani tutti i documenti ufficiali, compresi quelli che riguardano il rapporto tra l'Estonia e i partner della NATO. Il fatto ha avuto inevitabili ripercussioni sui rapporti politici tra Estonia e Russia.
A questo punto, i paesi dell'alleanza atlantica hanno deciso di installare proprio a Tallin una struttura specializzata in difesa delle Reti. A un paio di kilometri dal centro storico della capitale, sorge il vero bastione a difesa del cyberspazio “occidentale”.
In un paese completamente saturo di wi-fi gratuito, cellulari utilizzati per pagare parcheggio e pranzo, dove Skype ha addirittura scelto di impiantare uno dei suoi quartier generali, la sicurezza informatica non è più un optional.

Fonti:

http://www.elpais.com/articulo/internacional/linea/Maginot/ciberguerra/elpepiint/20091102elpepiint_3/Tes
http://www.wired.com/politics/security/magazine/15-09/ff_estonia
postato da: margallo alle ore novembre 03, 2009 00:10 | Link | commenti
categoria:
venerdì, 15 settembre 2006

fagenVagando tra gli scaffali della piccola ma stuzzicante sezione shop della Casa del Jazz, mi sono imbattuto nel live di Stefano Bollani per la serie JazzItaliano Live 2006 e con gradevolissima meraviglia ho notato nella tracklist Morph the cat di Donald Fagen.

Smontando e rimontando questo brano dal riff deciso (che puoi canticchiare ogni mattina sotto la doccia…) Bollani ha messo su un vero e proprio standard, dimostrando ancora una volta come il jazz possa mimetizzarsi in tanti altri generi musicali. Non si capirebbe, altrimenti, come i brani dei Beatles abbiano avuto una fortuna clamorosa nel riarrangiamento in chiave jazzistica (basti pensare al pianista Brad Mehldau).

La cover di Bollani dà inoltre lo spunto per riascoltare ancora una volta le belle armonie di  Morph the cat, album di rara raffinatezza che prosegue il percorso (ormai più che trentennale) di Fagen, fine paroliere e  arrangiatore scrupoloso.

Terzo album solista del songwriter americano, chiude un’immaginaria trilogia che lo riporta al modello del suo periodo iniziale con gli Steely Dan, sua creatura insieme a Walter Becker. La copertina, che lo raffigura seduto nella solita stanza cupa, rimanda direttamente alla sua pietra miliare The Nightfly, in cui siedeva davanti ad un microfono e ad un giradischi, come in una stazione radiofonica americana degli anni '50.

Oltre alla sensuale traccia d’apertura, che dà il titolo all’album, si prosegue con piccoli capolavori, tra cui la blueseggiante  What i do e la ammaliante The great pagoda of Funn, che con le sue trombe mute e lo stile smooth-jazz riporta alle atmosfere da crociera di  “Love Boat".
Pane per i denti anche dei meno scafati fan degli Steely Dan, di cui questo disco perpetua l’estetica e il mood. Da segnalare anche Mary shut the garden door, suggestione sulle paranoie istigate da Bush "Paranoia blooms when a thuggish cult gains control of the government…"

Come i suoi precedenti lavori, dischiude la propria bellezza dopo parecchi ascolti, ammorbidendo i suoi spigoli e rivelando la sua intensità.

postato da: margallo alle ore settembre 15, 2006 01:23 | Link | commenti (1)
categoria:musica, , steely dan, stefano bollani