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giovedì, 31 agosto 2006


planete sauvage


Complici le proiezioni che annualment
e accompagnano a Guardiagrele (Ch) il Matita Film Fest (rassegna sul cinema di animazione), mi sono imbattuto in Il pianeta selvaggio, lungometraggio del 1973 del regista francese Renè Laloux e dell’illustratore cecoslovacco Roland Topor tratto dal romanzo di Stefan Wul tradotto in Italia con il titolo di “Homo domesticus”.

Il pianeta Terra è andato ormai distrutto e la razza umana viene sottomessa dai draag, creature gigantesche e tecnologicamente progredite. Gli uomini sono in parte “addomesticati”, per il resto vivono in lande desolate e in stato “selvaggio”, soggetti alle frequenti azioni di deumanizzazione dei draag.
Terr, il protagonista della vicenda, è un piccolo uomo domestico, cresciuto alla stregua di giocattolo. Scoperto il segreto del sapere dei draag, ovvero del loro “indottrinamento” che avviene per trasmissione diretta ai centri nervosi, Terr fuggirà per unirsi ad una colonia di uomini selvatici, con cui guiderà la rivolta contro le sanguinose creature aliene.

Premiato dalla critica a Cannes, il film ebbe un discreto successo di botteghino in Francia, ma nel corso degli anni è diventato un vero cult, e non solo per gli appassionati del genere. Tristemente profetico riguardo il tema dello sfruttamento e dell’evoluzione del sapere tecnologico, il cartone deve la sua oniricità e la sua carica simbolica soprattutto al tratto di Roland Topor, il quale crea scenati a metà tra il surrealismo di Dalì e il metafisico immortalato da De Chirico. Ad impreziosire ulteriormente il film è la splendida colonna sonora di Alain Goraguer, sempre in equilibrio tra psichedelia, jazz e aperture funky dal sapore tipicamente ’70.

postato da: margallo alle ore agosto 31, 2006 19:50 | Link | commenti
categoria:cinema, festival, animazione