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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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martedì, 31 ottobre 2006

bert_black swan

Neil Young lo ha definito il “Jimi Hendrix della chitarra acustica”, Jimmy Page (chitarra dei Led Zeppelin) si è nutrito dei suoi dischi fino all’ossessione. E’ stato per una stagione d’oro del folk britannico mente, voce e chitarra dei Pentangle, formazione che più di tutte ha saputo sintetizzare la tradizione folk britannica con jazz e blues. Stiamo parlando di Bert Jansch, scozzese doc che ha dato alle stampe il suo nuovo lavoro “The Black Swan” lo scorso 18 settembre per l’etichetta Transatlantic. Ma non si tratta certo di un ritorno per riempire le colonne dei quotidiani e delle riviste musicali di tutto il mondo.
All’inizio in effetti volevo incidermelo per conto mio, voce e chitarra acustica confessa Bert, ma il lavoro del produttore Noah Georgeson (che si è portato in America le tracce registrate nello studio casalingo di Londra del chitarrista) e l’apporto della splendida voce di Beth Orton e quello del cantautore Devendra Banhart (una vita da busker
tra Texas, Venezuela, California e New York) hanno arricchito ulteriormente le recenti composizioni che compongono il disco.
“The Black Swan” arriva tra l’altro in un momento di grande riscoperta per il folk e per i suoi nuovi “discepoli”. In Inghilterra ha contribuito non poco alla riscoperta del genere il programma televisivo “Folk Britannia”, che ha puntato la sua attenzione non solo al periodo aureo ’60-’70, ma anche alla scena nu-folk che si va affermando da anni sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti.

Ma andiamo all’album, una vera sorpresa. When the sun comes up mette i brividi e ci riporta all’atmosfera dei migliori Pentangle. Certo la voce delle Orton non è quella di Jacqui McShee, ma l’emozione è la stessa. L’atmosfera dei brani oscilla tra quello che è il suo patrimonio trentennale folk-rock (con i Pentangle e da solista), arrangiamenti blueseggianti (abbondano le slide guitar)  e un incontro con il “nuovo” folk, rivitalizzante anche per la musica del vecchio Bert.
Degne di nota sono Texas Cowboy Blues in cui Jansch fa un pò il verso a Bob Dylan, My pocket’s empty, ballata dai toni intimi e Woman like you, in cui miscela gli accordi rarefatti della sua inseparabile acustica con la voce consumata ed inconfondibile.
 

postato da: margallo alle ore ottobre 31, 2006 22:48 | Link | commenti (1)
categoria:folk, bert jansch