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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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giovedì, 03 settembre 2009
Questa intervista è stata pubblicata sul n.6 de La terrazza

di Massimiliano De Ritis

Dago Red, titolo di una raccolta di racconti dello scrittore americano John Fante, è il termine con il quale venivano chiamati con disprezzo gli immigrati italiani negli USA.

Ed è anche il nome di una formazione blues abruzzese impegnata da tempo in un'intensa attività concertistica in Italia e all'estero. In occasione della recente uscita del loro ultimo album (omonimo) li abbiamo intervistati.

Siamo al vostro nuovo terzo lavoro, ascoltandolo si percepisce una ricerca che continua, sia sul suono che sul linguaggio musicale. Come è cambiato il vostro rapporto con il blues?
  
Il blues è stato il terreno che ha permesso alle nostre diverse sensibilità musicali di   incontrarsi, oggi è come un colore (suono) di fondo sempre presente anche quando non appare in primo piano e, comunque per noi è un punto di riferimento fondamentale in quanto ci ha insegnato a dire tanto (si spera) usando pochi elementi, una grande scuola di sintesi alla quale guardiamo con molto rispetto e, forse, con un po’ di soggezione.

dago red

In Italia il blues non è mai stato un genere facile con cui misurarsi, quali sono state (e se lo sono ancora) le vostre difficoltà a proporlo nel nostro paese?

Nonostante il proliferare di festival e manifestazioni dedicate al blues non è facile per noi trovare uno spazio adeguato perché  suoniamo in acustico e, quindi, siamo come una nicchia nella nicchia, e perché la nostra ricerca ci porta ad allontanarci da quelli che sono i modelli standard di riferimento però, tutto sommato, stiamo riuscendo a crearci un discreto seguito.

Negli anni avete ricevuto molti consensi da parte del vostro pubblico, che continua a seguirvi con affetto e attenzione. Quanto vi ha sostenuto e aiutato a trovare la vostra identità?

La ricerca di un’identità (anche musicale) è un processo personale e molto intimo.
Quando si concretizza in un lavoro in cui metti una grossa parte di te, l’apprezzamento da parte  degli altri indubbiamente ti sostiene e ti spinge  a migliorarti. 

Questo numero de La terrazza tocca il dedicato tema della cultura. Nel nome che portate è racchiusa la storia di più culture che si incontrano, si avvicinano, a volte si scontrano. Guardando alla vostra esperienza, quale ruolo può avere la musica nel dialogo tra diverse identità culturali?

La domanda è importante e meriterebbe un risposta non sintetica.
La musica è un linguaggio artistico non verbale che trascende la lingua parlata, capace di superarne gli ostacoli. Ogni volta che diversi stili musicali (quindi persone, luoghi, lingue, razze) si sono fusi hanno creato qualcosa di bello e superiore alla semplice somma delle parti.

I Dago Red sono:
Giuseppe Mascitelli, chitarra dobro e voce; Nicola Palanza, banjo, chitarra, dobro; Marco Pellegrini, armonica, voce e chitarra; Fausto Troilo, percussioni; Angelo Tracanna, contrabbasso.

info: www.dagored.it
postato da: margallo alle ore settembre 03, 2009 21:36 | Link | commenti
categoria:musica, blues, dago red