Quando arrivi in un luogo e vuoi comprenderlo, ascolta la musica che vi si suona, recita un vecchio adagio confuciano. E sembra proprio questo il motivo ispiratore del recente "Crossing the bridge" del regista turco-tedesco Fatih Akin, già autore de “La sposa turca”. Proprio durante le riprese di quel film, Akin ed il bassista Alexander Hacke (Einsturzende Neubauten) hanno colto il sound straordinario di Istanbul, città attraversata per millenni da culture diverse (ebraica, curda, ottomana, araba) e che nello scenario della musica moderna è un naturale crocevia di intenzioni.
Tra i protagonisti di questa straordinaria soundtrack (c’è davvero di tutto, dall’hip-hop, alla musica gitana, al dub oryantal) spicca sicuramente un gruppo ipercreativo e “mescolante”: i Baba Zula.
Formatisi nel 1996, propongono una miscela sapiente di suoni tradizionali (la darbouka, il saz, la zurna) con una lenta e fluente cadenza dub. Ascoltando il loro ultimo lavoro “Duble Oryantal” (c’è lo zampino di Hacke al basso e la produzione di Mad Professor) si può godere di vocalizzi ammalianti (Zerzevat Adam) e delle psichedeliche diffrazioni reggae di “Istanbul Cocuklari”, due tra le perle dell’album.
In perenne viaggio tra i festival europei, quest’anno hanno suonato ad Arezzo wave e al Folk Festival di Ariano Irpino.
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