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33 anni, grafico editoriale. Romano d'adozione, si sposta con un'automobile che evoca gli anni di piombo ed è appassioanto di musica popolare brasiliana.

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giovedì, 07 settembre 2006

crossing_babazula_b300Quando arrivi in un luogo e vuoi comprenderlo, ascolta la musica che vi si suona, recita un vecchio adagio confuciano. E sembra proprio questo il motivo ispiratore del recente "Crossing the bridge" del regista turco-tedesco Fatih Akin, già autore de “La sposa turca”. Proprio durante le riprese di quel film, Akin ed il bassista Alexander Hacke (Einsturzende Neubauten) hanno colto il sound straordinario di Istanbul, città attraversata per millenni da culture diverse (ebraica, curda, ottomana, araba) e che nello scenario della musica moderna è un naturale crocevia di intenzioni.
Tra i protagonisti di questa straordinaria soundtrack (c’è davvero di tutto, dall’hip-hop, alla musica gitana, al dub oryantal) spicca sicuramente un gruppo ipercreativo e “mescolante”: i Baba Zula.
Formatisi nel 1996, propongono una miscel
a sapiente di suoni tradizionali (la darbouka, il saz, la zurna) con una lenta e fluente cadenza dub. Ascoltando il loro ultimo lavoro “Duble Oryantal” (c’è lo zampino di Hacke al basso e la produzione di Mad Professor) si può godere di vocalizzi ammalianti (Zerzevat Adam) e delle psichedeliche diffrazioni reggae di “Istanbul Cocuklari”, due tra le perle dell’album.

In perenne viaggio tra i festival europei, quest’anno hanno suonato ad Arezzo wave e al Folk Festival di Ariano Irpino.

postato da: margallo alle ore settembre 07, 2006 01:29 | Link | commenti (1)
categoria:musica, festival
giovedì, 31 agosto 2006


planete sauvage


Complici le proiezioni che annualment
e accompagnano a Guardiagrele (Ch) il Matita Film Fest (rassegna sul cinema di animazione), mi sono imbattuto in Il pianeta selvaggio, lungometraggio del 1973 del regista francese Renè Laloux e dell’illustratore cecoslovacco Roland Topor tratto dal romanzo di Stefan Wul tradotto in Italia con il titolo di “Homo domesticus”.

Il pianeta Terra è andato ormai distrutto e la razza umana viene sottomessa dai draag, creature gigantesche e tecnologicamente progredite. Gli uomini sono in parte “addomesticati”, per il resto vivono in lande desolate e in stato “selvaggio”, soggetti alle frequenti azioni di deumanizzazione dei draag.
Terr, il protagonista della vicenda, è un piccolo uomo domestico, cresciuto alla stregua di giocattolo. Scoperto il segreto del sapere dei draag, ovvero del loro “indottrinamento” che avviene per trasmissione diretta ai centri nervosi, Terr fuggirà per unirsi ad una colonia di uomini selvatici, con cui guiderà la rivolta contro le sanguinose creature aliene.

Premiato dalla critica a Cannes, il film ebbe un discreto successo di botteghino in Francia, ma nel corso degli anni è diventato un vero cult, e non solo per gli appassionati del genere. Tristemente profetico riguardo il tema dello sfruttamento e dell’evoluzione del sapere tecnologico, il cartone deve la sua oniricità e la sua carica simbolica soprattutto al tratto di Roland Topor, il quale crea scenati a metà tra il surrealismo di Dalì e il metafisico immortalato da De Chirico. Ad impreziosire ulteriormente il film è la splendida colonna sonora di Alain Goraguer, sempre in equilibrio tra psichedelia, jazz e aperture funky dal sapore tipicamente ’70.

postato da: margallo alle ore agosto 31, 2006 19:50 | Link | commenti
categoria:cinema, festival, animazione