Premetto di non essere scaramantico, né di credere particolarmente alle coincidenze. Ma l’altro giorno non so quale pulsione mi ha fatto rispolverare il vecchio capolavoro dei Weather Report che dà anche il nome a questo blog: Black Market.
Anno 1976, un concentrato di jazz, rock, sonorità etnicheggianti: quello che oggi chiameremmo musica world. Proprio di questa etichetta il fondatore del gruppo, Joe Zawinul, anni fa rivendicò (giustamente) la paternità. Ma, tornando alle coincidenze, proprio qualche ora dopo ho appreso che Zawinul ci ha lasciati. In silenzio, nella sua dimora di famiglia a Vienna. Un silenzio che contrasta con la sua “voce” fatta di sintetizzatori, pianoforti e tastiere.
Una carriera, la sua, che ha attraversato indenne parecchie stagioni della musica contemporanea. Dall’esperienza “elettrica” con Miles Davis, in quei due album insuperabili che sono Bitches brew e In a silent way, poi con il supergruppo dei Weather Report a fianco di mostri sacri come Jaco Pastorius e Wayne Shorter, poi a partire dagli anni ’80 con il suo Zawinul Syndicate.
Fortunatamente ho fatto in tempo a vederlo dal vivo, l’anno scorso a Villa Celimontana qui a Roma. Come al solito circondato, quasi nascosto, dalle sue tastiere, attraverso cui emanava un fluido magico fatto di ritmi del mondo, modulati con sapienza e con una originalità mai sopite.
Grazie ancora Joe, la tua musica rimarrà per sempre nei nostri cuori.

