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giovedì, 12 ottobre 2006

orhan_pamuk                   
                         Lo scrittore turco Orhan Pamuk premiato con il Nobel per la letteratura



E' di queste ore la notizia che il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato allo scrittore turco Orhan Pamuk, perchè "ha scoperto nuovi simboli per il contrasto e l'intreccio delle culture". Nonostante si ritenga un romanziere, Pamuk è conosciuto in patria soprattutto come commentatore di fatti sociali. Nel gennaio scorso "Black Market" si era già occupato dello scrittore per la querelle dello sterminio turco contro gli armeni. Per celebrare il "suo" Nobel, ripubblichiamo l'articolo del 7 gennaio.

Il 16 dicembre scorso si è aperto il processo che vede lo scrittore turco Orhan Pamuk inquisito per le sue dichiarazioni ad una rivista svizzera in merito ai genocidi compiuti dalla Turchia nei confronti di 1.000.000 di armeni e 30.000 curdi nel corso del primo conflitto mondiale. Fatti su cui molti autorevoli storici internazionali concordano. Il reato in questione riguarda una legge che limita, di fatto, la libertà di espressione in questo paese. Per queste dichiarazioni, Pamuk è stato sottoposto ad una serie di condanne “sociali” ancor prima che penali. Molti suoi libri sono stati bruciati pubblicamente ed è stato al centro di una vera e propria campagna di odio da parte di frange nazionaliste. Il giudice che si occupa del caso ha chiesto per Pamuk tre anni di carcere.

Il problema, che attraversa a diversi livelli la società turca, riguarda soprattutto alcuni tabù. E il grande paradosso di un paese che ufficialmente persegue l’adesione all’Europa politica, e su altri fronti criminalizza una voce critica come quella di Pamuk, scrittore amato e molto conosciuto dai lettori europei. Da una parte l’economia globalizzata e l’attenzione all’Occidente dei mercati, dall’altra i rigurgiti nazionalistici e l’orgoglio “locale”.
Nato ad Istanbul nel 1952, Pamuk inizia a scrivere attivamente nel 1972, anche se la popolarità internazionale arriva nel 1990 con il romanzo Kara Kitap (Il libro nero, Frassinelli, 1996).
Al centro della sua produzione spicca il tema dell’identità turca di oggi, e la  sua città natale diventa spesso personaggio vivo, con tutte le contraddizioni che evoca. Istanbul, crocevia di culture diversissime tra loro (ebrei, musulmani e  cristiani) che qui hanno convissuto per secoli, viene raccontata al di fuori dei  clichés  occidentali, e fornisce uno sguardo prezioso per chi volesse respirarne la complessità autentica.

Recentemente è stato ripubblicato da Einaudi Il mio nome è rosso, libro corale in cui si contrappongono due diverse visioni dell’arte della miniatura. Per il maestro Osman non si deve rappresentare quello che l’occhio vede ma quello che Allah vede, un’astrazione della realtà, perfetta e immutabile per sempre. Per Zio Effendi, legato alla concezione occidentale, l’arte concepita offre l’eternità sia a chi viene rappresentato nel ritratto sia a chi lo esegue che si caratterizza con un suo stile differenziato. Dietro questa disputa, abilmente narrata e che attraversa tutto il romanzo, si muovono altre storie, altri personaggi, e ad ogni capitolo Pamuk cambia sguardo, l’io narrante fugge da un personaggio all’altro. Il mio nome è rosso, oltre ad essere un viaggio affascinante nello spazio e nel tempo, diventa l’occasione per riflettere sui numerosi “scontri di civiltà” del presente.
Il libro è stato tradotto in 24 lingue e ha vinto, nel 2003, l'International IMPAC Dublin Literary Award.

Il racconto di Pamuk sulla sua vicenda pubblicato da Osservatorio sui Balcani

postato da: margallo alle ore ottobre 12, 2006 22:18 | Link | commenti (1)
categoria:letteratura, turchia