Seguo da qualche anno il percorso letterario dello scrittore Antonio Pascale. Come lo definisce “L’Espresso”, Pascale è insieme uno scrittore realista e un narratore immaginativo. Con il suo debutto, “La città distratta”, riuscì a rivelare l’essenza antropologica la sua città, Caserta, con lucidità e passione.
Mentre esce, proprio in questi giorni, la sua ultima fatica “S’è fatta ora” (Minimum Fax), ho acquistato e letto La manutenzione degli affetti, una sua raccolta di racconti del 2003, ora ripubblicata da Einaudi in edizione tascabile con l’aggiunta di tre nuovi episodi.
I personaggi di Pascale si muovono consumando i loro piccoli e grandi traumi esistenziali in perenne connessione con il loro tessuto sociale. Da piccoli dettagli del loro quotidiano ricaviamo grandi spunti di riflessione. Basti citare “Spettabile ministero”, interamente dedicato alla grama quotidianità di due giovani “statali” campani emigrati nella capitale. La Prenestina è il luogo centrale della narrazione e primo approdo per molti studenti e lavoratori che si inseriscono timidamente nella routine metropolitana. Siamo a Roma, ma potrebbe trattarsi di una delle tante periferie urbane del nostro paese. I posti in cui i sapori e i colori della campagna lasciano lo spazio al frastuono incolore della modernità. Un libro amaro, insomma, ma non è avaro di ironia tagliente nei confronti del ceto medio, quell’italietta che si arricchisce e si costruisce una gabbia di status symbol dentro la quale si rinchiude: l’hi-tech, le auto, le case.
A dare maggiore realismo alla sua prosa c’è un linguaggio preso dalla strada, con inserti di parlata casertana, che danno alla sua scrittura un che di indolente. Di chi si ferma ad analizzare i dettagli per capire l’insieme. Una serie di racconti in cui i vari personaggi si intrecciano, quasi a formare un romanzo.