Ci sono, nella storia della musica recente, dei dischi che segnano in modo irreversibile un'epoca. Al di là delle categorie giornalistiche e delle etichette facili. Mi riferisco ai Portishead, duo di Bristol che nel 1994 uscì con "Dummy", album che illuminò una generazione di appassionati: ritmi lenti e orchstrazioni d'atmosfera, una voce che Claudio Fabretti ha definito "spettrale e dolente", quella di Beth Gibbons.A quel felicissimo esordio seguì "Portishead", disco omonimo che tenne il repertorio della band britannica ad altissimo livello. Poi, dieci anni di silenzio. Molti hanno dimenticato il trip-hop. Come molti fenomeni, ha avuto una sua parabola, discendente a partire dalla seconda metà dei '90.
In questi giorni trapelano le prime notizie a proposito di un loro nuovo lavoro: "Third" che dal 14 aprile sarà in tutti i negozi di dischi. Un ritorno graditissimo, che non manca di stimolare tutta la nostra curiosità.

